Gualtiero Medri nella Ferrara degli anni ’20 del Novecento. Appunti dal suo archivio.

Pubblicato su “MuseoinVita” | 13 | 2024


L’archivio Gualtiero Medri (d’ora in poi: archivio) è formato da 32 faldoni[1] custoditi a Palazzo Bonacossi, nella Biblioteca dei Musei di Arte Antica. È stato donato al Comune di Ferrara nel 1971 dalla vedova Alma, nell’anno successivo al decesso del marito, scomparso a 83 anni. Era nato a Lugo il 7 agosto del 1887.
La carriera istituzionale di Medri ha coperto un periodo di trentasei anni e si è conclusa solo con la sua morte.  In questo arco di tempo, la sua figura è stata investita della responsabilità congiunta delle principali sedi museali ferraresi. Un ambito di grande estensione che oggi conosciamo ripartito in distinte unità gestionali tra sedi statali, ecclesiastiche, comunali, e all’interno di queste ultime, tra musei di arte antica, arte moderna, e il museo del risorgimento e della resistenza.

L’inizio della sua carriera è riferibile al 1934. Una lettera[2] del 16 gennaio di quell’anno scritta dal Podestà Renzo Ravenna dà atto che Medri viene nominato codirettore del Museo Schifanoia, la cui guida era in quegli anni affidata a Pietro Niccolini.

Tuttavia da un attento esame delle carte emerge che egli ricopre un ruolo nell’ambito dell’amministrazione museale, in particolare per il “Civico Museo Schifanoia”, già prima del citato atto di nomina. Infatti, una lettera del 22 maggio 1931[3], firmata dal futuro direttore, contiene un elenco di manufatti ricevuti in consegna per conto del museo. È quindi indispensabile retrodatare quanto meno al 1931 il suo ingresso nella cura del patrimonio museale, anche se non è documentato con quale grado di responsabilità.  Ed è a questa data che si fermerà la ricostruzione del percorso professionale e umano del “giovane” Medri, così come emerge dai documenti dell’Archivio omonimo.

1916: al fronte sul Carso

Volendo tenere la cronologia di fondo come linea portante di questa ricostruzione, il primo documento da citare è uno veramente scarno curriculum rinvenuto nell’archivio che, riguardo al periodo pre-ferrarese, ci dice molto poco: oltre alla data e al luogo di nascita, annota che Medri rimane orfano del padre all’età di dieci anni.

Superato questo momento di buio, le carte dell’archivio ci conducono direttamente al periodo della prima guerra mondiale che lo vedono arruolato come soldato sul Carso.

Dove, proprio mentre il suo reggimento è in procinto di raggiungere la trincea, accade un fatto che determina per lui una svolta felice, pur in quello scenario così infausto. Infatti, il Comando Supremo emana l’ordine di selezionare un esiguo numero di soldati meritevoli per elevata istruzione di essere inviati ad una scuola per ufficiali. Così – per dirla con le stesse parole da lui usate – mentre i compagni si dirigono verso la prima linea, lui prende la strada della scuola. I fatti sono narrati da Medri nella lettera alla madre scritta dal fronte il 9 aprile 1916[4], nella quale, consapevole dell’immensa fortuna avuta, racconta di come egli sia stato uno dei pochissimi prescelti. Dice di non essere più un soldato, ma uno studente. Aggiunge che gli sono assegnati degli uomini di fatica per i servizi di caserma, e che, in virtù del suo grado, tutti gli si devono rivolgere dandogli del lei. Racconta anche che il vitto è di qualità superiore a quello dei comuni soldati, gli spetta il vino, e percepisce 50 centesimi al giorno. Ha la possibilità di scegliere una città dove stabilirsi dopo la nomina ad ufficiale e già opta per Ferrara. Da questo momento suggerisce alla madre di indirizzare la corrispondenza nel modo seguente: Allievo Ufficiale Medri Gualtiero, Plotone autonomo allievi ufficiali, XI° Carso, San Pietro al Natisone (Fig.1).

Fig. 1 – Cartolina di Medri del 30 giugno 1916, corrispondenza del Regio Esercito

Il 21 giugno 1916 è la data di una successiva lettera di Medri alla madre e alla zia che porta ulteriori notizie sul suo servizio militare. Da questo momento le testimonianze dal fronte ci raccontano che il suo incarico prende una piega insolita per uno scenario di guerra. Racconta che è stato allestito un teatrino, dove la domenica si recita. È stato messo in scena davanti agli studenti del paese un dramma che lui stesso ha scritto. La rappresentazione suscita l’entusiasmo dei presenti e riceve le lodi dei suoi superiori. Pochi giorni dopo, il 24 giugno, Medri scrive che un generale, avuta notizia del suo spettacolo, gli avrebbe chiesto di spedirgli il manoscritto. Pare voglia che sia rappresentato in vari luoghi anche davanti ai soldati. Tre giorni dopo scrive ancora – sempre alla madre e alla zia – aggiungendo una nota divertente, e cioè di aver recitato lui stesso in un’operetta nella veste di una donna araba (lui dice “bellissima”!), interamente coperta di veli, al cospetto di un pubblico di soldati e ufficiali che non avevano capito esserci un uomo sotto quel travestimento.

Riguardo al Medri soldato, si rintracciano altre testimonianze in alcune missive da lui ricevute. I documenti portano la data di qualche anno successiva alla fine della guerra e sono anch’essi conservati in archivio.

Mi riferisco a un carteggio di lettere[5] scritte da Bonaventura Ciavaglia, un Padre francescano di sei anni più giovane di Medri. Era stato suo sottoposto durante la Grande Guerra, come si legge nel ruolino[6] nominativo dei componenti del reggimento di compagnia dove compare distintamente il suo nome. Ciavaglia scriverà poi a Medri dalla sua missione in Cina in data 31 luglio 1923 un’accorata lettera in cui lo nomina come secondo padre e gli attribuisce, con sentita riconoscenza, di essere stato da lui protetto sotto le armi prima con severi opportuni rimproveri e poi tolto dai pericoli della trincea[7].
Al termine della Grande Guerra il tenente Gualtiero Medri del 93° Fanteria è insignito della Croce al merito di guerra[8] che veniva concessa a chi avesse reso servizio alla patria per almeno cinque mesi in zona di guerra.

1919: a Ferrara, comincia il carteggio con Filippo De Pisis

Chiusa la parentesi bellica, Medri si trasferisce a Ferrara, dove si apre un periodo di impegno e studio del patrimonio culturale cittadino, e intreccia relazioni con importanti artisti ferraresi del suo tempo. A tale proposito, vale la pena ricordare una busta dell’archivio[9] che contiene una serie di otto lettere autografe[10] spedite da Filippo De Pisis[11] a Medri in un arco di tempo che va dal 1919 al 1925.

La prima, datata al 28 novembre 1919, è quella che qui trascrivo integralmente.

“La melagrana” 28 11 1919 ore 17
Carissimo Medri ho letto ora il suo articolo. È come prevedevo, molto buono. Al volo le esprimerò (perché ella ben lo merita) certe sfumature di giudizio. La ringrazio anche di avermi ricordato. Guardo (in questa luce mediocre) la mia camera scura la biblioteca e penso al gusto che proverebbe il suo fine senso di esteta e penso alla cosa squisita che ella potrebbe scrivere su questa stampa che vide le mie notti laboriose. XXXX (parola illeggibile) ella dovrebbe scriverla! Spero di vederla lunedì sera alla lettura di Neppi e le stringo la mano.

Il testo è significativo dei rapporti che già a quella data (De Pisis aveva 23 anni) intercorrevano tra i due L’artista è agli inizi della sua carriera e la lettera dispensa gratitudine verso il Medri critico d’arte che ha individuato nel giovane pittore un talento destinato ad essere ampiamente consacrato nei decenni seguenti. La missiva, laddove De Pisis auspica un possibile incontro con Medri in occasione di una “lettura del Neppi”, ci testimonia anche di un rapporto di frequentazione amichevole che va oltre i limiti formali di un rapporto che può esserci tra critico d’arte e artista, come le successive lettere ampiamente confermano.

Il 26 luglio 1920 Medri ha da poco perduto la madre e riceve una lettera[12] di poche righe da De Pisis, il quale gli scrive da Rapallo esprimendo una commossa e affettuosa partecipazione per il lutto dell’amico. In questo periodo Medri pubblica su riviste periodiche saggi di critica artistica. Ne trae beneficio proprio Filippo De Pisis che il 20 dicembre 1920 gli scrive:

Commosso, e vorrei dire sorpreso che così squisita bontà alberghi in animo umano! Dalla lettura del suo articolo comparso in “Movimento” voglio subito ringraziarla e tenderle una stretta di mano fraterna. Vorrei con la mia opera futura (io considero ciò che o’ fatto meno che vile polvere!) mostrarle che Ella non si è ingannato. Intanto Ella mi voglia bene e sappia che io molto gliene voglio...”

Questa seconda lettera ribadisce il legame di amicizia e anche l’incoraggiamento che la critica di Medri esercita sull’attività del giovane artista. Poche settimane prima, cioè il 2 dicembre 1920, Medri aveva pubblicato un articolo sul periodico il “Movimento”, quello al quale si riferisce probabilmente De Pisis nella lettera. L’articolo porta il titolo “Filippo De Pisis e il Signor Luigi B.”. Medri conserva nel suo archivio questo articolo[13] con il quale tesse entusiastiche lodi promozionali delle qualità letterarie di De Pisis.

1920: sfumature umoristiche su Medri nei giornali locali

All’anno 1920 è riferibile un altro documento che rivela come Medri occupi un ruolo di già riconosciuta considerazione nell’ambiente culturale ferrarese del tempo. Si tratta di una simpatica caricatura a lui dedicata e pubblicata su un quotidiano del quale resta solo un ritaglio[14] conservato anch’esso tra i documenti sparsi del suo archivio. Purtroppo non ci sono altri elementi sulla testata o la data precisa di pubblicazione della caricatura, né indicazioni sul suo autore. L’anno 1920 si evince da un’annotazione apposta a matita sul ritaglio stesso. Come si vede nell’immagine del ritaglio di giornale sono pubblicati dei versi satirici in rima che richiamano vari personaggi della cultura del tempo, fra questi Donato Zaccarini, e per ultimo Gualtiero Medri, definito critico e letterato, e indicato come la persona ritratta nella caricatura (Fig. 2).

Fig. 2 – Versi satirici dedicati a Medri, 1920

Avendo qui richiamato un contributo satirico su Medri, ben si lega al discorso un altro documento, benché di datazione posteriore (1936), dove il profilo caricaturale di Medri è espresso in versi dialettali. Estraggo questo profilo da una “zirudela”[15] (termine dialettale che indica appunto una composizione poetica dialettale ferrarese), conservata nell’archivio insieme a diverse altre “zirudele” scritte per gioco da conoscenti di Medri o da lui stesso (alcune non sono firmate) in occasioni particolari.

Quella che riporto è estratta da un dattiloscritto di Giuseppe Vasè dal titolo “Ricordo poetico della gita in Umbria e Toscana – settembre 1936”:

Prinzipien dal brav Gualtiero

corpo eretto e sguardo fiero,

sempr’armà d’un canucial

par guardar in tutt il sal,

la mattina e al dop mezdì,

fresch, cuntent, e bel zarì,

la ricchezza di lavor

c’à cumpost tant brav pittor

e tant grand l’è al so piaser

che al ‘s’adscorda ad so muier…

Significato intuibile anche per i non ferraresi, ma che per scrupolo riassumo nell’immagine di Medri dotato del suo inseparabile cannocchiale per cogliere anche a distanza i particolari delle opere d’arte e così immerso nel suo appassionato lavoro da trascurare la moglie.

1921- 1925: continua il carteggio con De Pisis

Il 26 settembre 1921 De Pisis scrive ancora a Medri da Roma, ma questa volta una lettera più aperta ed estesa delle precedenti[16]. Si tratta di un documento che reputo particolarmente prezioso per la sua natura confidenziale e la sua profondità laddove De Pisis esprime i suoi intimi pensieri sulla fama, sul suo stato d’animo e le motivazioni profonde della sua creatività:

…anche l’idea della così detta “gloria” ti confesso non mi solletica molto. Più difficile è sedare l’altra sete: la sete d’amore perché quella è insita nel nostro essere…”.

L’ultima lettera è del marzo 1925 e ci informa di un invito che De Pisis rivolge a Medri, affinché voglia raggiungerlo a Roma per ricoprire la cattedra come insegnante di disegno, stenografia e calligrafia in una scuola complementare pareggiata. Non c’è motivo di ritenere che Medri abbia accolto l’invito perché la sua attività era e rimarrà radicata nella città di Ferrara (anche perché nel 1925 è documentata la sua cura periodica di una pagina in una rivista didattica ferrarese rivolta agli scolari di cui dirò oltre), ma il documento porta comunque testimonianza delle materie di insegnamento che rientrano nelle competenze di Gualtiero Medri in quel tempo.

1922: socio della Deputazione Ferrarese di Storia Patria

Il 1922 è una data che annoto in questo percorso cronologico perché segna l’ingresso di Medri nella Deputazione Ferrarese di Storia Patria. Una lettera di Giuseppe Agnelli[17] del 16 ottobre 1922 comunica a Medri la nomina a “Socio della Deputazione Ferrarese di Storia Patria” di cui Agnelli è il Presidente. Unitamente alla lettera, l’archivio conserva l’elegante diploma originale di “Membro residente”, conferitogli con approvazione della Giunta Municipale.

1925: il contributo a “Piccolo mondo sereno – Giornaletto dello scolaro” e l’incontro con Antonio Maria Nardi

Altri documenti significativi ci portano al 1925. Ci raccontano dell’attività didattica di Medri nelle materie di disegno e calligrafia. In quest’anno Medri cura una rubrica all’interno di una rivista didattica ferrarese quindicinale dal titolo “Piccolo mondo sereno – Giornaletto dello scolaro”. Ben oltre questo contributo va però la collaborazione di Medri alla rivista. L’archivio infatti conserva una busta[18] contenente numerosi ritagli di cartone disegnati a china di pregevole fattura a firma di Medri che possono essere identificati come materiale per la progettazione grafica della rivista. Si tratta di decorazioni e disegni originali che ritroviamo nelle copie stampate di “Piccolo mondo sereno”. Si può quindi ipotizzare che Medri abbia realizzato con disegni a mano la progettazione grafica di questa rivista (Fig. 3).

Fig. 3 – Copertina della rivista “Piccolo mondo sereno”, anno 1, n.1

Tuttavia è un lavoro occulto che non appare al lettore della rivista: infatti il nome di Medri è citato solo come curatore della rubrica interna denominata pagina del disegno. Una pagina nella quale propone disegni esemplificativi e illustra tecniche per la riproduzione degli stessi a beneficio degli alunni, ma anche esemplificazioni di motivi decorativi da riprodurre, ed esempi di elegante calligrafia. La pagina è un esplicito invito al mondo degli scolari affinché si adoperino per introdursi alla pratica del disegno, della decorazione e della calligrafia. La rivista “Piccolo mondo sereno” contiene anche riduzioni di romanzi, poemi, leggende locali, motti di spirito, scioglilingua dialettali ad uso degli scolari. L’archivio Medri conserva i primi quattro numeri di questo giornaletto che era diretto dal Professor Ugo Vasè. L’intento della pubblicazione potrei riassumerlo, ma è così efficace ed elegante nelle parole originali che non rinuncio a riportarle integralmente, così come si leggono nel primo numero della rivista.

Noi vi seguiremo con questo giornaletto nostro lungo la via dell’educazione e dello studio, nell’intento di aggiungere una nostra buona parola, un nostro utile insegnamento, un nostro amoroso consiglio a quelli dei vostri maestri e dei vostri parenti……fategli festa ed onore, perché festa ed onore esso merita, se non altro per gli onesti propositi suoi e per l’entusiasmo con il quale entra, amico fedele, nella vostra bella e vivace famiglia”.

Le storie che la rivista “Piccolo mondo sereno” propone agli scolari con intento didattico sono tutte illustrate e l’autore di questi disegni è Antonio Maria Nardi. Il Nardi è un prolifico illustratore ferrarese che solo nel quinquennio 1920-24 illustra ben 25 libri[19], e in carriera i suoi disegni avranno modo di trovare spazi anche in prestigiose pubblicazioni come Topolino e il Corriere dei Piccoli. Nardi è nativo di Ostellato, ma di origini romagnole come Medri. Le carte ci suggeriscono ripetuti punti di contatto tra i due, almeno nel periodo ferrarese della carriera del Nardi che si conclude con la fine della seconda guerra mondiale per poi proseguire lontano da Ferrara. Il primo dato indicativo dei loro rapporti è proprio nel fatto che Medri riceve in consegna e conserva gli originali dei disegni che il Nardi[20] ha realizzato per illustrare i racconti di “Piccolo mondo sereno” (Fig. 4).

Fig. 4 – “Il sogno di Franco”, disegno di Antonio Maria Nardi, apparso sul 1° numero della rivista “Piccolo mondo sereno”

La conoscenza tra Medri e Nardi risale più indietro nel tempo, di certo c’è già nel 1920, l’anno della “Prima grande esposizione d’arte ferrarese” promossa dalla Società Benvenuto Tisi da Garofalo, tenutasi nel palazzo Arcivescovile. In questa occasione, Nardi espone tre dipinti nella sala XIV e riscuote l’interesse di Gualtiero Medri. È già emerso nei documenti che ho avuto modo di trattare, a proposito del carteggio epistolare con De Pisis, e altri, il ruolo che svolge Medri nel promuovere giovani artisti. De Pisis non è il solo a beneficiare dell’influenza di Medri. Un altro artista che riconosce a Medri questo ruolo è Antonio Maria Nardi, già citato poc’anzi. Il Nardi però non ha conseguito la notorietà di De Pisis, pur avendo dedicato tutta la vita alle arti figurative e con eccellenti risultati. L’Archivio documenta un ricco e interessante carteggio tra Medri e Antonio Maria Nardi. Non entro nei contenuti di questo carteggio la cui esistenza mi limito a segnalare per chi fosse interessato ad approfondire la figura di questo poliedrico artista, pittore, illustratore, incisore, mosaicista e stampatore. Nardi come artista non avrà forse avuto la celebrità che si aspettava e meritava, ma di certo ha potuto condurre una lunga e dignitosa carriera superando, anche grazie a Medri, le difficoltà che agli inizi avrebbero potuto reciderla.   

1925: scrittore di fiabe e commedie, paroliere e disegnatore

Medri è anche scrittore, autore di fiabe e commedie. Un’anticipazione si era intravista già nel tempo del suo servizio militare, come ho dato conto nel trattare quel periodo. Successivamente nel 1925 si esprime come ideatore di commedie per l’infanzia. Le sue opere danno vita ad un universo di personaggi con nomi curiosi come Mammolino, Frittellino, Cagnozzino, Ciuffettino, l’orco dalle sette teste, il re dei mostri verdi, tutti concepiti chiaramente per la fascinazione del mondo dell’infanzia. Questi personaggi compaiono in una commedia dal titolo “Le avventure di Mammolino”, la cui bozza dattiloscritta è conservata nell’archivio[21] dove si conserva anche il manifesto[22] del relativo spettacolo messo in scena nel 1925 (Fig. 5).

Fig. 5 – Manifesto dello spettacolo di Medri “Le avventure di Mammolino”

Un ritaglio di giornale conservato nell’archivio[23] contiene una recensione dello spettacolo “Le avventure di Mammolino”. E’ uno spettacolo di beneficenza a vantaggio dell’Opera Nazionale degli Orfani di Guerra. Dice la recensione che la fiaba “è concezione geniale di Gualtiero Medri, già noto per altri pregevoli lavori teatrali” […] “il prof. Medri ha avuto poi il merito, oltre che di concepire la fiaba, di prodigarsi con fine intuito e con vero senso d’arte nell’allestimento dello spettacolo”. Medri ha conservato nell’archivio la sua cartella dattiloscritta dell’intera commedia. La storia è un intreccio avventuroso di peripezie che accadono ai due giovani protagonisti. In separata sede del medesimo archivio è stato possibile rintracciare anche gli originali dei pregevoli disegni a china che illustrano le vicende di questa commedia. Immagini utilizzate nelle locandine di presentazione dell’evento teatrale. I disegni in questione, che esprimono una qualità molto elevata nella tecnica dell’illustrazione, portano la firma di Antonio Maria Nardi e la data del 1924 (Figg. 6, 7, 8, 9).

Figg. 6, 7, 8, 9 – Disegni di Antonio Maria Nardi che illustrano la commedia di Medri “Le avventure di Mammolino” 

Il 1925 è un anno molto prolifico e poliedrico per la creatività di Medri. Un altro documento[24] testimonia l’opera di Medri anche come paroliere per composizioni musicali. Si tratta di un fascicolo che contiene una canzonetta scritta da Medri, appartenente alla “collezione di scenette musicali per feste scolastiche e trattenimenti da salotto” (la canzone è “Burattini” con parole di Gualtiero Medri e musica di Antonio Calessi). L’archivio di quest’anno conserva anche documentazione della sua attività di grafico-disegnatore. Nel 1925 esce l’elegante pubblicazione di una raccolta poetica di Guido Angelo Facchini (edito da Industrie Grafiche Ferrara) e Gualtiero Medri disegna la copertina di questo volume[25] raffigurando il “citaredo” Arione che dà il titolo alla raccolta di liriche. Riguardo a quest’opera poetica Medri scrive un pomposo articolo di presentazione pubblicato sulla stampa locale, anch’esso conservato in archivio unitamente all’immagine del disegno di copertina già citato (Fig. 10).

Fig. 10 – Copertina della pubblicazione Arione disegnata da Medri

1927: la storia della città raccontata ai giovani soldati

Nel 1927 l’attività didattica di Medri, fino ad ora rivolta prevalentemente al mondo scolastico, prende una direzione nuova. L’archivio ci racconta che in quest’anno Medri svolge un incarico didattico, destinato a ripetersi annualmente, incardinato nel quadro della formazione militare dei nostri soldati. Il documento è una lettera scritta personalmente dal Generale di Brigata Comandante il Presidio Giulio Poggesi in data 26 maggio 1928 e indirizzata ad un altro personaggio di spicco, il segretario Provinciale della Federazione Fascista Umberto Klinger. Nella lettera[26] Poggesi chiede a Klinger di individuare un incaricato dotato delle migliori competenze affinché svolga “la nobile e patriottica opera” di tenere un ciclo di conferenze “colle quali dovrebbe essere reso noto ai giovani soldati il valore storico, artistico, patriottico ed educativo dei principali monumenti cittadini”. Dalla lettera che ha un tono molto solenne, e anche molto autoritario, in attuazione di disposizioni superiori di livello nazionale, si suggerisce come figura gradita quella di Medri, il quale ha già svolto il compito “in modo ammirevole” l’anno precedente. Umberto Klinger è un personaggio che ha rilevanza nella storia dell’epoca non solo in ambito locale, ma soprattutto nazionale, come ci racconta la sua biografia: aviatore militare, deputato, amico di Italo Balbo e Renzo Ravenna. Questo documento ci permette di dire che Medri ha contatti e considerazione nei livelli più altolocati delle gerarchie politico- militari dell’epoca.
Due anni dopo (nel 1929) l’”Istituto Fascista di Cultura” organizza delle conferenze ferraresi sulla storia della città. Il relatore prescelto è Medri che dovrà ripercorrere con un ciclo di interventi tutto l’arco della storia ferrarese dalle origini fino all’età sua contemporanea. Tutto ciò è attentamente documentato nell’archivio da ritagli di giornale.

1931: Medri approda ai musei civici di Ferrara

Il 1931 è il limite temporale stabilito per questa ricostruzione e segna l’ingresso di Medri, seppure con responsabilità non ancora direttiva, nella gestione pubblica del patrimonio museale.
Questo primo percorso di vita qui ricostruito non può avere pretese di completezza. La vastità dell’archivio potrebbe contenere altri documenti sfuggiti alla ricerca, ma sempre recuperabili in futuro per arricchire questo primo lavoro. In prospettiva futura si potrebbe allargare la ricerca fuori dall’archivio Medri, cosa che allo stato attuale non è stato possibile fare, e apportare così nuovi contributi. Le informazioni qui raccolte e documentate vanno considerate anche sotto un altro profilo di parzialità, perché ci raccontano quello che Medri ha voluto conservare e tramandare della sua vita. È lui stesso che attraverso il suo archivio si racconta, e questo, se può essere un limite, rappresenta però anche un punto di partenza fondamentale per la ricostruzione della sua figura.

Note

[1] I documenti dell’archivio non sono inventariati e saranno pertanto citati con il numero o la lettera che contrassegna il faldone che li contiene. I faldoni sono contraddistinti in parte da una numerazione progressiva e in parte da lettere dell’alfabeto.

[2] Archivio Storico Musei Arte Antica (da questo momento in poi ASMAA)

[3] ASMAA, Fondo Medri (da questo momento in poi FM), faldone n. 23

[4] “Lettere di Gualtiero Medri alla madre e alla zia durante il servizio militare”, ASMAA, FM, faldone D

[5] ASMAA, FM, faldone D

[6] ASMAA, FM, faldone D

[7] Annoto però che il destino del padre francescano conoscerà presto un tragico epilogo: nel corso della sua missione evangelica in Cina troverà la morte ucciso da guerriglieri nel 1938.

[8] ASMAA, FM, faldone n. 18

[9] ASMAA, FM, faldone n. 8

[10] Un’integrale trascrizione di questa corrispondenza è disponibile in G. Venturi, Un corrispondente ferrarese di Filippo de Pisis. In memoria di Gualtiero Medri, Musei Ferraresi, Bollettino Annuale, Firenze, 1971

[11] Preciso che del carteggio con Filippo De Pisis, l’archivio non conserva nessuna traccia delle lettere scritte da Medri al pittore ferrarese.

[12] ASMAA, FM, faldone n. 8

[13] ASMAA, FM, faldone n. 19

[14] ASMAA, FM, faldone n. 19

[15] ASMAA, FM, faldone E

[16] ASMAA, FM, faldone n. 8

[17] ASMAA, FM, faldone n. 18

[18] ASMAA, FM, faldone F

[19] P. Pallottino, Fate soavemente scarmigliate. Antonio Maria Nardi illustratore 1897-1973, Torino, 1998, p. 6

[20] ASMMA, FM, faldone F

[21] ASMMA, FM, faldone n. 17

[22] ASMMA, FM, faldone E 

[23] ASMMA, FM, faldone n. 17 

[24] ASMMA, FM, faldone n. 19

[25] ASMMA, FM, faldone n. 19

[26] ASMMA, FM, faldone n. 17