Un giacimento di memoria civica: la Fototeca dei Musei d’Arte Antica di Ferrara. Lavori in corso

Pubblicato su “MuseoinVita” | 13 | 2024


La Direzione del Servizio Musei d’Arte di Ferrara, dopo un primo “saggio” di catalogazione e digitalizzazione nel 2015 di un nucleo di fotografie relative al Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia (nucleo individuato dall’allora funzionario responsabile Giovanni Sassu[1] e catalogato da Chiara Albonico e Marianna Biondi (Prospectiva Scarl di Bologna[2]), ha deciso di attivare un progetto di descrizione archivistica, ricognizione e censimento del patrimonio della Fototeca storica, affidato alla Cooperativa Le Pagine[3] e messo a punto (a partire dal novembre del 2022) da chi scrive, con la supervisione di Davide Chieregatti (Coordinatore Servizi Archivistici della Cooperativa).
In questo articolo si cercherà di dare conto della ricchezza e della varietà del repertorio fotografico che in decenni di attività si è raccolto e conservato in questo importante luogo della documentazione storica ferrarese illustrando brevemente l’intervento di censimento intrapreso in prospettiva di una prossima e mirata valorizzazione del suo prezioso patrimonio.

L’archivio fotografico: un oggetto complesso

Solo recentemente la fotografia è entrata a far parte del novero dei Beni Culturali[4]. Il Testo Unico e il successivo Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42 (art. 10, comma 4) hanno sancito in modo definitivo la sua natura, non più solo di mezzo “analogico”, cioè basato su un apparecchio meccanico capace di riprodurre gli aspetti del reale, bensì di “monumento”, soggetto-oggetto di tutela, conservazione e valorizzazione. Fin dalla fondazione del Gabinetto Fotografico Nazionale (1892) è, tuttavia, riconosciuta in Italia l’importanza della fotografia come supporto fondamentale della conoscenza visiva del patrimonio storico e artistico. Ciò è documentato dalle innumerevoli raccolte presenti presso istituzioni statali, regionali, provinciali, civiche che via via, nel corso delle loro attività amministrative hanno prodotto e/o raccolto una documentazione vastissima del territorio, ciascuno per i rispettivi ambiti.

La rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni e la fotografia digitale hanno contribuito ad accelerare il processo di naturale storicizzazione delle raccolte analogiche, luoghi che immagazzinano memorie individuali destinate a divenire collettive, quando non già così nate, come nel caso degli archivi fotografici di documentazione del patrimonio culturale.

Nel corso degli ultimi anni poi, il dibattito sul tema dell’archivio fotografico si è arricchito di molteplici e densi contributi a sostegno di un’interpretazione d’esso, come sedimentazione non solo di fotografie, ma anche dei saperi ad esse collegate. L’interesse degli studiosi che generalmente frequentano questi luoghi, è perlopiù diretto al valore referenziale della fotografia di documentazione, ovvero alla restituzione di immagini, al loro contenuto visivo. Quelli che sono, pertanto, a pieno titolo archivi fotografici, continuano a funzionare come fototeche, dove si lavora “con le fotografie” e non “sulle fotografie” (né tantomeno sull’archivio).
Le fotografie come oggetti materiali complessi, ambigui e polisemici, poco decodificabili e molto interpretabili, sono raramente oggetto di attenzione per chi studia (studiosi della fotografia, a parte). Esse si muovono nel tempo e nello spazio attraversando differenti contesti sociali e culturali. L’archivio fotografico è un insieme articolato costituito non solo da fototipi ma anche dagli eventuali supporti secondari corredati da timbri e iscrizioni; da buste, scatole, fascicoli che li raccolgono; da registri di inventario, schede cartacee, schedari, cataloghi; dall’ordine con cui sono stati organizzati nel tempo all’interno degli scaffali o nelle cassettiere e dagli strumenti digitali.

Tutti questi elementi interagiscono fra loro come in un habitat e da questa prospettiva gli archivi fotografici possono intendersi come ecosistemi: strutture aperte, dinamiche e complesse formate da organismi differenti che agiscono e interagiscono fra loro e con l’ambiente circostante.

L’archivio è anche il luogo in cui archivisti e studiosi operano in maniera mai neutrale, bensì attiva, operando scelte e azioni attraverso le pratiche archivistiche e la tecnologia. L’archivio fotografico non mette solo a disposizione informazioni (visuali) ma è il risultato di processi di sedimentazione che producono e trasformano sapere[5].
Le raccolte fotografiche dunque, come essenziali depositi della memoria, luoghi di sedimentazione del sapere e centrali per l’elaborazione delle memorie. L’archivio, stratificato e fluido, entro cui le singole fotografie si inseriscono, è contesto da interrogare nella sua materialità di oggetto complesso, significante e mai neutro. Per usare le parole di Laura Moro, ex direttrice dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) «La memoria si può trasformare in sapere attraverso un processo consapevole e di responsabile conservazione attiva»[6].

Occorre, cioè, tener ben presente che qualsiasi azione si compie all’interno di un archivio (classificazione, ricondizionamento, inventariazione, ecc.) si sta incidendo sul processo della sua sedimentazione e sulla articolata rete delle sue relazioni.

Conservazione attiva significa dare importanza tanto agli interventi di restauro diretti, quanto alle regole di fruizione del materiale (dalla corretta manipolazione al controllo ambientale), ma anche approcciarsi al bene fotografico in tutta la sua complessità oggettuale. Mantenere viva l’attenzione sull’archivio e su tutte le sue relazioni (interne ed esterne) offre la possibilità di garantire nel tempo la possibilità di una comprensione ampia e di largo respiro. È importante ricordare inoltre come gli archivi siano sempre espressione di scelte, volontà, selezioni, scarti. La storia di un archivio è anche storia dell’Istituzione che lo ha creato, delle sue politiche di gestione del patrimonio conservato, della sua identità culturale[7].

Uno strumento per la tutela del patrimonio civico

La Fototeca dei Musei d’Arte Antica di Ferrara, oggi conservata presso Palazzo Bonacossi (Fig. 1), nasce nel 1970 (con sede a Palazzo Schifanoia) come servizio interno di documentazione del patrimonio comunale e delle attività di tutela e valorizzazione messe in atto dai Musei. Il servizio viene attivato dall’allora neodirettore Ranieri Varese. Lo studioso abituato a frequentare, nell’ambito del suo percorso formativo e lavorativo, le fototeche di storia dell’arte, prime fra tutte quella del Kunsthistorisches Institut di Firenze e ben consapevole dell’importanza della fotografia ai fini dello studio e della ricerca, ma anche della tutela del patrimonio, valuta come immediatamente necessario e inerente all’attività dei Musei l’attivazione di un Gabinetto fotografico e di una fototeca. Il riferimento culturale più prossimo è quello del Laboratorio fotografico e dell’Archivio dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pisa fondato, alla fine degli anni Cinquanta, da Carlo Ludovico Ragghianti, con il quale Varese collaborava da tempo. A dare conto dell’attività del Gabinetto fotografico[8] già nel 1971 è il Bollettino annuale dei Musei Ferraresi che, in una sezione dedicata, comunica la nascita del nuovo servizio presso la Direzione delle Civiche Gallerie d’Arte Antica e, si legge, «svolge campagne di documentazione fotografica; è attrezzato, oltre che per le riprese, anche per la stampa e lo sviluppo dei negativi». Dopo la precisazione che «È attualmente in corso la documentazione completa delle collezioni di proprietà comunale, dei lavori di restauro, delle esposizioni curate dalla civica amministrazione», segue l’elenco delle campagne fotografiche realizzate, che evidenzia come il servizio sia rivolto a tutto il patrimonio civico, non solo all’arte antica, ma anche alle esposizioni della Galleria d’Arte Moderna.

Fig. 1 – Fototeca dei Musei d’Arte Antica, Assemblaggio di vari documenti e materiali dell’Archivio fotografico

Nella stessa pagina del Bollettino 1971, il paragrafo dedicato alla Fototeca dà conto della consistenza dell’archivio fotografico e delle riproduzioni realizzate su richiesta di Istituti o di studiosi. L’elenco dettagliato dei richiedenti testimonia l’immediato interesse riscosso dalla neo istituita Fototeca, sia a livello nazionale che internazionale[9]. I Bollettini continueranno ad aggiornare con regolarità i dati (numero di stampe, negativi, diapositive) relativi al patrimonio fotografico via via accumulato, a comunicare donazioni, acquisti, scambi, nuove campagne di documentazione e i cataloghi progressivamente pubblicati. Questi ultimi sono volumetti ciclostilati[10] realizzati internamente dagli operatori del Gabinetto Fotografico e dai collaboratori della Fototeca[11] che vengono inviati gratuitamente a biblioteche, archivi e scuole ai fini di diffondere la conoscenza del patrimonio storico artistico cittadino e di quello fotografico al di fuori degli stretti confini dei servizi museali.

I nuclei fotografici: formazione e provenienza

La Fototeca, attraverso gli strumenti e i percorsi sopra descritti, raggiunge nel tempo una consistenza di oltre 150.000 negativi, 200.000 stampe, 30.000 diapositive. Conserva una vasta documentazione fotografica relativa, perlopiù, ai monumenti e alle opere d’arte ferraresi, ma anche all’evoluzione urbanistica ed edilizia della città. Dal 1970 al 2000 l’implementazione della documentazione fotografica si deve soprattutto, come si è già scritto, all’attività del “Civico Gabinetto Fotografico” che, nell’arco di trent’anni ha censito i beni culturali del territorio e gli eventi pubblici di Ferrara; è stata attivata altresì, una politica di acquisti mirati e di scambi con Istituzioni Pubbliche (Soprintendenze e Musei) e private (Ditte specializzate come la Alinari) finalizzati ad una raccolta il più possibile sistematica di documentazione relativa al patrimonio cittadino.

I negativi sono collocati in una cassettiera apposita mentre le stampe che documentano il patrimonio storico artistico ferrarese sono state organizzate per ‘luogo’; è il cosiddetto Archivio Topografico (Fig. 2) costituito da quasi 50.000 stampe fotografiche raccolte in oltre 250 buste (intitolate Vie e Corsi; Museo Schifanoia; Palazzo Bonacossi; Palazzina Marfisa; Lapidario; Museo della Cattedrale; Chiese ecc.)[12]. Si dà qui testimonianza di strade, palazzi, chiese della città e delle sue molteplici e diversificate raccolte d’arte (di pittura, scultura, ceramica, bronzi, incisioni, arte egizia, medaglie e monete, lapidi, ecc.). Un secondo ‘Archivio topografico’ e uno per ‘Autore’ raccolgono fotografie relative al patrimonio artistico della provincia e di altre città italiane.

Fig. 2 – Anonimo, Portale della Sala Estense, già Chiesa Nuova, al tempo in cui ospitava il Cinema Reale, 1932, stampa alla gelatina, Arc Topografico

Un nucleo originario e di grande interesse per la memoria storica di Ferrara e del suo territorio, è poi costituito dal Fondo Medri. La raccolta fotografica dello storico direttore dei Musei Civici Gualtiero Medri (1887-1970), donata dalla vedova Alma nel 1971, restituisce l’immagine della città nelle emergenze dei suoi palazzi, chiese e testimonianze artistiche, in scatti che vanno dagli anni Quaranta agli anni Cinquanta del Novecento (Figg. 3, 4).

Si tratta delle fotografie di studio raccolte se non commissionate dallo stesso Medri e utilizzate per corredare i testi delle sue numerose pubblicazioni dedicate al patrimonio storico artistico di Ferrara. Fonte di curiosità e documentazione importante è anche quella costituita dal ricco nucleo di cartoline d’epoca (1900-1950) sia relative a Ferrara e al territorio comunale che ad altre città e comuni italiani (Figg. 5, 6, 7)

Fig. 7 – D. Gadd, Ferrara, scavo archeologico di Via Porta Reno, 1983, stampa alla gelatina, Fondo Archeologia

Il nucleo di fotografie dedicato all’Archeologia documenta, invece, le più significative campagne di scavo realizzate in città dalla fine degli anni Settanta (Loggia dei Merciai) agli anni Ottanta (Scavi di Porta Reno; Palazzo Paradiso) e Novanta (Le Mura cittadine) del secolo scorso (Fig. 8). Arricchimenti significativi sono derivati da acquisti, donazioni e depositi.

Fig. 8 – Vecchi&Graziani, Ferrara, Palazzina Marfisa, giardino, 1938 ca., stampa alla gelatina (da lastra EPT)

Il Fondo Vecchi&Graziani[13], presente fin dal 1970 presso la Fototeca dei Musei d’Arte Antica, raccoglie oltre 700 negativi su lastra in vetro realizzati dall’omonimo studio fotografico (costituito da Giuseppe Vecchi e dalla moglie Ada Graziani), attivo a Ferrara fin dal 1920 in via Camposabbionario e successivamente in via XX Settembre. La ditta lavora per diversi enti pubblici ferraresi (Museo di Palazzo Schifanoia, Pinacoteca Civica, EPT ovvero Ente Provinciale per il Turismo) e lascia al Comune i negativi (lastre su vetro) realizzati tra 1935 ca. e 1960 ca. per il Museo Schifanoia e l’ente EPT (Figg. 9, 10, 11).

Fig. 9 – Vecchi&Graziani, Cattedrale di Ferrara, Congresso Eucaristico in occasione delle Celebrazioni per l’VIII centenario della Cattedrale, 1935, stampa alla gelatina, Fondo Vecchi&Graziani

Al 1985 risale il lascito di un altro fotografo ferrarese Giuseppe Bondanelli (1920-1950, con studio in Via Borgo Leoni) costituito da negativi su lastra in vetro e stampe originali (Figg. 12, 13), mentre allo stato attuale degli studi non è nota la data di deposito di una trentina di lastre in vetro del fotografo Francesco De Rubeis (attivo a Ferrara tra 1862 e 1920). Il Fondo Venturelli è invece frutto di un acquisto da parte dei Musei d’Arte Antica del 1998. Gli scatti sono da attribuire al giudice Solimani intorno al 1915 (Fig. 14). Il magistrato, amatore di fotografia, cedette il suo patrimonio al genero che lo donò in seguito all’amico Romeo Venturelli, da cui i Musei lo comprarono. Il fondo è costituito da negativi su lastra in vetro (di cui molti stereoscopici) e negativi su pellicola[14].

Fig. 14 – Solimani, Ferrara, Piazza Travaglio in giorno di mercato; veduta dell’asilo Bertocchi, 1915 ca. (data dello scatto), stampa alla gelatina, Fondo Venturelli

Ignota è anche la provenienza di lastre in vetro e stampe del fotografo, nonché pioniere della cinematografia a Ferrara, Antonio Sturla (Ferrara, 1894-1968). (Fig. 15)

Fig. 15 – A. Sturla, Reportage dall’India, 1935 ca., stampa alla gelatina, Fondo Sturla

Tra i nuclei di maggior interesse e fascino vi è senza dubbio il cosiddetto Fondo Mentessi[15], costituito da quasi un migliaio di negativi su lastra in vetro di vario formato attribuibili al fotografo Emilio Sommariva (Lodi, 1883-Milano, 1956) e relativi a opere di Giuseppe Mentessi (Ferrara, 1857-Milano, 1931). Non sono al momento precisabili la provenienza di questo importante nucleo e gli anni in cui è entrato a far parte del patrimonio della Fototeca ferrarese. È noto il rapporto confidenziale tra il pittore, il suo entourage milanese e il fotografo Sommariva, celebre ritrattista e documentarista di opere d’arte[16]. Le lastre fotografiche sono accompagnate da allegati come quotidiani databili al 1908-1909 (Gazzetta Ticinese, Corriere del Ticino, L’Ambrosiano, L’Azione) e cartoncini con annotazioni manoscritte relative alle opere documentate dalle fotografie. Le lastre risultano di grande interesse in quanto fonti primarie per lo studio dell’attività del celebre fotografo e di quella artistica e didattica di Giuseppe Mentessi. Il significativo impegno dell’artista ferrarese nell’insegnamento, protrattosi per il corso dell’intera vita (Accademia di Brera, Istituti professionali; scuola festiva per gli Artieri; scuola per le Piscinine) trova negli scatti di Sommariva una testimonianza importante. Si ricorda che l’artista è tra i fondatori a Milano dell’Unione Femminile Nazionale e nel 1902 viene incaricato dall’Unione di dirigere la Scuola festiva di disegno professionale per le piccole lavoratrici, le cosiddette “piscinine”. A questa esperienza educativa è ispirata la pubblicazione didattica Insegnamento razionale dei primi elementi del disegno con esempi di applicazione professionale[17] di cui le lastre del Fondo ferrarese danno conto[18] (Figg. 16, 17, 18, 19, 20, 21).

L’interruzione all’inizio del Secondo millennio, dell’attività produttiva del Civico Gabinetto Fotografico di Ferrara, ha impoverito le funzionalità della Fototeca e indebolito l’attenzione nei confronti del suo patrimonio, la cui implementazione ha avuto comunque seguito grazie soprattutto alla sensibilità di professionisti attivi in altri servizi e attenti nel salvaguardare documentazione fotografica di particolare interesse, accumulatasi, nel tempo, in diversi Uffici municipali. Da questi ultimi provengono i cosiddetti Fondi ‘Ufficio Centro Storico’ (negativi su lastra in vetro), ‘Comune di Ferrara’ (negativi su lastra in vetro), ‘Lavori Pubblici (LLPP)’ (Album fotografici) che raccolgono scatti (Figg. 22, 23, 24, 25) di grande interesse per la storia urbanistica della città documentando il fermento edilizio degli anni Trenta, la ricostruzione post bellica e il sorgere di nuovi quartieri negli anni Cinquanta e Sessanta.

L’archivio, nella sua ricchezza ed eterogeneità, di cui cerca di dare conto la sequenza di immagini a corredo di questo articolo, ha un indubbio valore documentario per la storia di Ferrara, delle sue istituzioni culturali e in particolare dei Musei d’Arte Antica, cui è strettamente connesso fin dalla nascita. Quale deposito di fotografie storiche è sedimentazione preziosa della memoria e dell’identità civica; patrimonio testimoniale di interesse per tutti i cittadini e studiosi di molteplici discipline (dagli storici dell’arte agli architetti, dagli storici della fotografia agli archivisti) e non solo quale miniera di immagini, bensì anche quale giacimento di conoscenze legate alla storia dell’archivio stesso. Il patrimonio della Fototeca dei Musei d’Arte Antica di Ferrara, rapidamente storicizzato, è oggi ancor più chiamato ad una fruizione e condivisione larga. I nuclei fotografici di diversa provenienza dialogano ‘naturalmente’ con altri archivi e istituzioni della città, con altre raccolte fotografiche pubbliche e private. Valorizzato nelle potenzialità delle sue relazioni interne ed esterne l’archivio è allo stesso tempo catalizzatore e amplificatore di memoria civica, attivatore di possibilità di percorsi di ricerca (Figg. 26, 27, 28, 29).

Il progetto: mappatura e sistematizzazione del patrimonio conservato

Ritenendo che ai fini di un qualsivoglia progetto di conservazione e valorizzazione non si possa prescindere da una preliminare e necessaria indagine di ‘fattibilità’, il progetto avviato alla fine del 2022 è da intendersi in questa direzione, mirando, tra le altre cose, a far emergere punti di forza e criticità, stabilire priorità e gerarchie di intervento per una visione di più lungo termine. Il lavoro che si è cercato di svolgere ha avuto come obiettivo quello di una mappatura sistematica del patrimonio conservato, al fine di pervenire a un documento di riferimento che possa dare conto in modo puntuale della consistenza archivistica, dello stato di conservazione, dell’inventariazione, della storia e provenienza dei fondi, delle attività interne recenti e passate. La verifica puntuale dell’esistente, contenitore per contenitore, è stata finalizzata alla stesura di un elenco di consistenza dell’archivio, compilando per ogni singola unità i rispettivi campi all’interno di un tracciato in formato Excel. Sono stati indicati:

-il numero progressivo della busta;

-la numerazione precedente;

-la denominazione dell’unità;

-gli estremi cronologici del materiale contenuto nella busta (facendo sia riferimento all’oggetto che al contenuto);

-la stanza di posizionamento della busta;

-la collocazione specifica della busta (numero di fila, colonna, scaffale);

-il contenuto, a livello di fascicolo e quando possibile di ciascuna unità;

-note (informazioni relative allo stato di conservazione del materiale della busta; informazioni relative alla provenienza del Fondo fotografico o alle vicende di formazione o deposito presso la Fototeca; precisazione dei fotografi di volta in volta coinvolti; segnalazione di materiale allegato e bibliografia; collegamenti e rimandi tra Fondi diversi o all’interno del Fondo medesimo, ecc.).

Tale mappatura, sempre implementabile e aggiornabile, consente di “fotografare” la realtà dell’Archivio ancorandone la consistenza e l’ordinamento ad una data e garantendone l’integrità e la reversibilità, nel caso di eventuali e contingenti azioni di riordino.

Tale studio preliminare ha offerto anche l’occasione per verificare l’ordine e lo stato di conservazione dei fototipi, tenendo conto degli standard ministeriali previsti per la messa in sicurezza del materiale fotografico (parametri di temperatura e umidità, contenitori, adeguata distribuzione negli spazi dell’archivio, danni materiali ai singoli fototipi ecc.). In occasione di questa iniziale verifica è stato anche importante individuare e segnalare i documenti e le fonti a disposizione per la storia dell’archivio (inventari, registri, cataloghi, bibliografia, fonti dattiloscritte e manoscritte, ecc.).

Questa fase preliminare di ricognizione e censimento che continua tutt’ora per i fondi non ancora descritti, costituisce il punto di partenza per una seconda tappa finalizzata al trasferimento dei dati sulla piattaforma IBC-XDams e ad una digitalizzazione parziale della Fototeca; una prospettiva di valorizzazione del suo patrimonio in termini di restituzione e condivisione di conoscenza, indirizzate a tutti i cittadini e alla comunità scientifica.

Ringraziamenti

Colgo qui l’occasione per ringraziare anche a nome della Cooperativa CIDAS: l’Assessore alla Cultura Marco Gulinelli e la dirigente del Servizio Musei d’Arte Ethel Guidi; l’intero staff dei Musei d’Arte Antica per la piena disponibilità e aperta collaborazione; Francesca Acqui, Romeo Cristofori, Umberto Scopa per la cordialissima accoglienza negli spazi di Palazzo Bonacossi e per gli scambi sempre vivaci e sollecitanti; Giovanni Sassu con cui per primo si è aperto un dialogo proficuo e un confronto stimolante per la definizione del progetto.  Un ringraziamento particolare a Ivana Cambi per la collaborazione prestata nella ricerca iconografica.

Al professor Ranieri Varese, la mia sentita gratitudine per la cordiale disponibilità e il dialogo generoso.

 

Note

[1] Sempre Giovanni Sassu nel 2009 è correlatore della tesi di laurea di Eleonora Ritucci che riflette su una proposta di valorizzazione del patrimonio della Fototeca dei Musei d’Arte Antica focalizzandosi sul Fondo Gualtiero Medri. Vedi: E. Ritucci, Immagini e storia. La Fototeca dei Musei Civici di Ferrara: proposte di valorizzazione, tesi di Laurea Specialistica in Progettazione e Gestione degli Eventi e dei Percorsi Culturali, Università degli Studi di Ferrara (Facoltà di Lettere e Filosofia), Anno Accademico 2009-2010. Nell’ambito dell’iniziativa ‘Tesi a nascere’, i Musei di Arte Antica hanno organizzato tra il 31 maggio 2011 e l’8 marzo 2012 una mostra dal titolo Immagini e storia. Fotografie e cartoline dal Fondo Gualtiero Medri. cfr. E. Ritucci, Fotografie e cartoline dal Fondo Gualtiero Medri, “Museoinvita. Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara”, 1, 2015, <www.museoinvita.it>.

[2] Si veda C. Albonico, M. Biondi, La fototeca dei Musei d’Arte Antica di Ferrara. Prove per uno studio sistematico, “Museoinvita” cit.,  2, 2015.

[3]  oggi CIDAS, a seguito di fusione avvenuta in data 1 gennaio 2024.

[4] Decreto Legislativo 29/10/1999, n. 490, “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di Beni Culturali e Ambientali”, Titolo 1, art. 2.

[5] In merito a questi temi si vedano i convegni (e la relativa bibliografia) della serie Photo Archives organizzati, a partire dal 2009, dal Kunsthistorisches Institut in Florenz in collaborazione con altri partners internazionali quali il Courtauld Institute of Art in London, l’Institute of Fine Arts di New York, il Getty Research Institute e The Huntington Library di Los Angeles. Photographic Archives and the Photographic Memory of Art History, (Londra, 16-17 giugno 2009; Firenze, 29-31 ottobre 2009); Photo Archives III. Hidden Archives, organizzato dall’Institute of Fine Arts di New York (New York, 25–26 marzo 2011), e Photo Archives IV. The Photographic Archive and the Idea of Nation (Firenze, 27-28 ottobre 2011); Photo Archives V. The Paradigm of Objectivity (Los Angeles, 25-26 Febbraio 2016); Photo Archives VI. The Place of Photography (Oxford, 20–21 aprile 2017); Photo Archives VII. The Majority World, (Villa La Pietra, 24–25 ottobre 2019); Photo Archives VIII: The Digital Photo Archive (Basilea, 5-7 maggio, 2022). Cfr.  <https://www.khi.fi.it/en/forschung/photothek/photo-archives.php>.

[6] L. Moro, in B. Fabjan (a cura di), Immagini e Memoria. Gli archivi fotografici di Istituzioni culturali della città di Roma, atti del convegno (Roma, Palazzo Barberini, 3-4 dicembre 2012 ), Roma 2012, pp. 11-12.  

[7] C. Giudici, Un archivio fuori di sé: occasioni sul territorio, in A.M. Spiazzi et al. (a cura di), Gli archivi fotografici delle Soprintendenza. Tutela e storia. Territori veneti e limitrofi, atti della giornata di studio (Venezia, 29 ottobre 2008), Crocetta del Montello (TV) 2010, pp. 69-83; T. Serena, L’archivio fotografico. Possibilità derive potere, in Spiazzi et al., Gli archivi fotografici delle Soprintendenza cit., pp. 103-125; T. Serena, Fondi fotografici: beni culturali e oggetti ontologicamente complessi, in E. Berardi et al. (a cura di), Normativa FF- Fondi Fotografici. Versione 4.00. Strutturazione dei dati e norme di compilazione, marzo 2016, pp. 4-8.

[8] A. Gessi, Gabinetto fotografico, “Musei Ferraresi”, Bollettino Annuale 1971, Firenze 1972, p. 167.  

[9] A. Guberti, Fototeca, Ibidem. L’elenco riportato precisa nomi di studiosi e soprattutto Istituti Universitari o Musei italiani e stranieri: Musei Civici di Genova; Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze; Kunsthistorisches Institut di Firenze; Museum Bellerive di Zurigo; University of York (GB); Wit Librarian, University of London; The Warburg Institute, Londra; Kunsthistorisches Institut der Universitat, Vienna; Duke University, Duram (North Carolina, USA); University of Houston,  Houston (Texas, USA); Art Department University of California, Santa Barbara, California (USA); Fototeca dell’Università di Berlino, Israele ecc.

[10] Dal 1970 al 1985 vengono realizzati 22 cataloghi; di questi, 5 sono dedicati alle diapositive.

[11] Voglio qui ricordare alcuni di coloro che furono impegnati come fotografi o operatori della Fototeca dei Musei d’Arte Antica dai tempi della sua nascita e i cui nomi o note manoscritte corredano buste, cartoni, fascicoli, contenitori dell’archivio: Aldo Gessi, Giuseppe Piccoli, Claudio Gulmini, Daniele Felisatti, Cavallari, Antonello Stegani, Ines Guglielmini, Lorella Bigoni.

[12] Per una descrizione dei primi criteri di organizzazione della Fototeca si veda C. Gulmini, Sistemazione e organizzazione della Civica Fototeca di Ferrara, in Le fotocineteche. Problemi di conservazione e di uso pubblico, atti del convegno di studio (Comune di Macerata, 29 settembre 1981), Roma 1984, pp. 49-51.

[13] Si segnala che un altro cospicuo Fondo della Ditta Fotografica ferrarese è conservato a Bologna presso l’Archivio Fotografico della Direzione Regionale dei Musei dell’Emilia Romagna.

[14] L. Bigoni, Il fondo fotografico “Venturelli“, “Musei ferraresi”, Bollettino Annuale., n. 19, Firenze 2000, pp. 118-120.  

[15] Si segnala che le considerazioni qui espresse in merito al Fondo Mentessi sono il frutto di un’ indagine ancora acerba  (e manchevole di approfondimenti) effettuata in occasione del censimento descrittivo della Fototeca.

[16] Si ricorda che l’intero Archivio Sommariva è stato acquistato dal Ministero dei Beni Culturali nel 1979,  è conservato presso la Biblioteca Braidense di Milano e in parte catalogato e digitalizzato. <https://www.internetculturale.it/it/41/collezioni-digitali/29403/archivio-fotografico-emilio-sommariva-1883-1956>.

[17] G. Mentessi, Insegnamento razionale dei primi elementi del disegno con esempi di applicazione professionale, Roma 1912. In questo opuscolo viene dato un resoconto delle attività svolte nella Scuola di disegno professionale diretta dal pittore e insegnante di Brera Giuseppe Mentessi. L’iniziativa era stata voluta nel 1902 dall’Unione Femminile per contrastare lo sfruttamento del lavoro minorile e favorire l’istruzione professionale delle bambine, in particolare delle “piscinine”, le giovanissime apprendiste sarte, modiste o stiratrici, che erano scese in sciopero per manifestare contro le terribili condizioni del loro lavoro.

[18] Si ricorda che l’Archivio cartaceo di Giuseppe Mentessi  è stato donato all’Unione femminile nazionale nell’anno 1997, da Luigi Majno – figlio di Edoardo ed Elda Bernstein e nipote di Ersilia e Luigi – insieme al grande complesso di fondi conservato in Unione femminile denominato Archivio Famiglia Majno. Cfr. <https://unionefemminile.it/archivi/fondo-giuseppementessi/>.